IL MEDICO RISPONDE - ARTRITI

Attrite psoriasica, terapie e stili di vita

Domanda al medico

Buongiorno, innanzitutto grazie per il servizio che offrite. Soffro di artrite psorisiaca da circa un anno, particolarmente dita della mano destra, ma ultimamente anche cervicale e spalla destra. Prendo Reumaflex una volta in settimana, ma ultimamente sto notando che la rigiditá al mattino sta aumentando parecchio e anche il fastidio durante il giorno. Si puó eventualmente aggiungere del cortisone in piccole dosi per un breve periodo per migliorare la condizione? Inoltre sarei interessata consigli su stile di vita, diete, sport/esercizi che possano aiutare a migliorare la situazione (ho 27 anni). Ho letto parecchi articoli su Internet - anche paper scientifici peró vorrei essere seguita da qualche esperto nell'ambito che integri questi fattori alla medicina pure. Avreste qualche consiglio a riguardo? Cordiali saluti, Angela


Risponde il dott. Giuseppe Paolazzi (già direttore U.O.C. Reumatologia Ospedale S.Chiara di Trento) L'approccio terapeutico alla artrite psoriasica varia a seconda dei fenotipi della malattia. Si diversifica il trattamento a seconda se il paziente ha un impegno periferico (articolazioni) entesico o di colonna.. Per l'impegno periferico il farmaco di prima linea è ancora il Metotrexate. Se poi perde efficacia o non copre si deve fare uno step up ai nuovi farmaci. Per l'impegno di colonna o entesico dopo i FANS si passa ai nuovi farmaci. Nel suo caso mi pare di capire che è abbastanza controllata dalla terapia. Può usare per un periodo un FANS o un breve ciclo di steroide per la parte periferica. Gli stili di vita consigliati sono i soliti con attività fisica regolare moderata ed una alimentazione che prediliga gli anti ossidanti e i cibi non infiammatori. In pratica si tratta di non preferire le carni rosse e di spostarsi su una alimentazione vegetariana. Ci sono molto esperienze (non in Italia) sulle pratiche del digiuno intermittente ma per questi aspetti va seguita da un nutrizionista.

Incidenza infezioni da Covid–19 in malati reumatici - 1

Domanda al medico

Buongiorno, vorrei sapere se tra i malati reumatici c’è stata una maggiore incidenza di infezioni da Covid-19, se c’è una differenza tra le diverse forme reumatiche per quanto riguarda lo sviluppo della malattia, se, tra i pazienti reumatici che si sono ammalati, si è registrata una maggiore mortalità. Grazie


Risponde il dott. Giuseppe Paolazzi (già direttore U.O.C. Reumatologia Ospedale S.Chiara di Trento) Tra i malati reumatici affetti da malattie reumatologiche infiammatorie e autoimmuni non c'è stato una maggiore incidenza di infezione da SARS-COV2 ed il decorso della malattia, nei pazienti infetti, è stato in generale simile a quello della popolazione generale ad eccezione di un decorso potenzialmente più grave in alcune patologie quali il LES, la sclerodermia, la sindrome da anticorpi antifosfolipidi , le miositi e le vasculiti sistemiche specie se in fase attiva. Ci sono ora ampi studi a livello mondiale che hanno analizzato la possibilità di infezione, il rischio di malattia grave e mortalità con risultati confortanti. Si sono dimostrati impattanti nel decorso grave della malattia alcuni fattori di rischio evidenziati anche nella popolazione generale quali l'età avanzata, alcune comorbilità come diabete, ipertensione, obesità, malattie polmonari e renali croniche. I pazienti con malattie reumatiche infiammatorie/autoimmuni e comorbilità sono peraltro potenzialmente più a rischio di infezione grave e devono stare più attenti nella prevenzione primaria della infezione. Anche alcuni farmaci usati dai pazienti reumatologici si sono dimostrati a rischio per infezione da COV2 severa: tra questi il cortisone in terapia cronica a dosaggi maggiori di 10 mg al giorno, il micofenolato, il Rituximab. Tra i farmaci non dannosi vanno invece citati la idrossiclorochina, il methotrexate, gli anti TNF alfa e tocilizumab. In sostanza i pazienti con malattie reumatiche infiammatorie/autoimmuni devono comunque rispettare in maniera più accurata le norme generali di prevenzione e considerarsi più fragili se si infettano specie se affetti da comorbilità a rischio e da alcune patologie reumatiche particolari o in terapia con cortisonici a medio-alto dosaggio, Rituximab e micofenolato.

Incidenza infezioni da Covid–19 in malati reumatici - 2

Domanda al medico

Buongiorno, i pazienti affetti da malattie reumatiche, che sono in trattamento farmacologico, rispondono efficacemente al vaccino anti-Covid 19? C’è differenza tra i diversi vaccini? Come deve comportarsi il paziente con l’assunzione della terapia se è programmata la vaccinazione?
Grazie.


Risponde il dott. Giuseppe Paolazzi (già direttore U.O.C. Reumatologia Ospedale S.Chiara di Trento) E' uscito recentemente e pubblicato su una delle riviste reumatologche più importanti (Annals of Rheumatic Diseases) un lavoro che ha valutato la risposta anticorpale al vaccino (in questo caso Pfizer) in pazienti con malattie reumatologiche infiammatorie/autoimmuni in terapia farmacologica con farmaci potenzialmente immunosoppressivi. La risposta è stata confortante con la dimostrazione di una risposta al vaccino in oltre l'86% dei casi senza modifiche di dosaggio della terapia sia dopo la prima che seconda dose di vaccino. Certamente peraltro la risposta può essere influenzata dal tipo di farmaco usato. In particolare la terapia con Rituximab ha dimostrato di vanificare spesso la risposta al vaccino specie in pazienti anziani. Lo stesso, ma con meno dati, potrebbe valere anche per abatacept. E' ovvio che alcuni farmaci potrebbero interferire con una risposta immunitaria adeguata. Le società reumatologiche europea ed americana, pur con alcune differenze, hanno stabilito come comportarsi in relazione ai singoli farmaci usati in corso di vaccinazione. Lo specialista reumatologo conosce bene questo e quindi l'invito è quello di fare fede al suo consiglio. Per favorire una risposta ottimale al vaccino e quindi una maggiore sicurezza contro la infezione o una malattia grave ci sono alcuni accorgimenti da seguire, bene specificati. Per esempio si consiglia di sospendere il methotrexate una settimana prima e dopo il vaccino, di eseguire il vaccino (altrimenti va rimandata la sua somministrazione) se dose di cortisone non elevata (sotto i 10 mg/die), di sentire reumatologo per identificare il giusto tempo di vaccinazione se Rituximab, abatacept, tocilizumab, di sospendere i nuovi farmaci JAk inibitori per una settimana dopo ciascuna dose di vaccino. I pazienti in terapia con anti TNF alfa non destano invece preoccupazione. In linea generale la vaccinazione va assolutamente consigliata ai pazienti con malattie reumatiche con le precisazioni sopra riportate. Questi pazienti specie se affetti da alcune patologie sono fragili ed a rischio di infezione e malattia da COV 2 grave anche in relazione al possibile impegno d'organo legato alla malattia, alla presenza di comorbilità e all'uso di specifici farmaci. E' assolutamente sconsigliabile il "fai da te" nella modifica e-o sospensione della terapia prima del vaccino. Per quanto riguarda il tipo di vaccino va detto che molti di questi pazienti sono fragili, possono avere situazioni di maggiore rischio vascolare e molti reumatologi hanno preferito consigliare consigliare vaccini a mRNA (tipo Pfizer). Peraltro la situazione va vista in relazione all'età del paziente, sua patologia, suoi fattori di rischio. In sintesi il vaccino è comunque un'arma vantaggiosa per i pazienti reumatologici in grado di determinare, anche se talora con una risposta immunitaria più debole, un'infezione da COV2 più debole con attenuazione della risposta clinica grave.  

Spondoloartrite, incidenza infezioni da Covid-19

Domanda al medico

Sono un paziente di 31 anni, affetto da spondiloartrite attualmente in remissione. Non mi sono ancora vaccinato e vorrei sapere se vaccinandomi c’è il rischio che si riacutizzi l’infiammazione. Anche qualcuno dei miei familiari non ha ancora programmato il vaccino, temendo che esso possa scatenare una malattia reumatica latente, non ancora manifestata. Esiste questo pericolo? Vi ringrazio


Risponde il dott. Roberto Bortolotti (direttore U.O.C. di Reumatologia Ospedale S. Chiara di Trento) La vaccinazione non crea una riaccensione di artrite. Può associarsi a transitorie artromialgie come può succedere in tutti i soggetti. Proprio considerando il periodo di remissione della spondiloartrite il momento è opportuno per la vaccinazione

Artrite reumatoide, methotrexate, effetti collaterali

Domanda al medico

Soffro di artrite reumatoide per cui da circa 5 anni assumo una volta alla settimana 6 pastiglie di metotrexate e periodicamente faccio le analisi del sangue per controllare gli effetti del farmaco. Le ultime analisi hanno rilevato la presenza di alcuni valori alterati che non so se mettere in relazione con i farmaci che assumo: urato: 6,3, colesterolo totale: 206, trigliceridi: 225. Vorrei conoscere il suo parere. Grazie


Risponde il dott. Giuseppe Paolazzi (già direttore U.O.C. Reumatologia Ospedale S.Chiara di Trento) Non ci sono correlazioni tra il MTX che assume e gli esami che mi descrive. Tra i possibili effetti collaterali del farmaco non sono segnalati disturbi del metabolismo e della nutrizione particolari (salvo molto raro diabete). Direi comunque che deve porre attenzione al controllo della dislipemia rappresentando la artrite reumatoide un fattore di rischio cardio vascolare di per sè. È quindi importante specie nei pazienti che soffrono di questa malattia da tempo controllare attentamente i fattori di rischio tradizionali (lipidi, diabete, ipertensione, uricemia) e fare in modo che la malattia sia ben controllata. Questo riduce il rischio di avere problemi coronarici e vascolari cerebrali. Ci sono infine dati in letteratura che dimostrano una riduzione della mortalità in pazienti che assumono MTX.


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